Parrocchia Santa Maria Maggiore in San Vito

Via Carlo Alberto, 47
00185 – Roma (RM)


Chiese V Prefettura

Martirio di San Vito

Non si conosce la sua origine, anche se una “Passio” di nessun valore storico, lo fa nascere in Sicilia da padre pagano e lo vuole incarcerato sette anni perché cristiano. L’unica notizia attendibile su di lui si trova nel Martirologio Gerominiano, da cui risulta che Vito visse in Lucania. Popolarissimo nel medioevo, egli fu inserito nel gruppo dei Ss. Ausiliatori, i santi la cui intercessione veniva considerata molto efficace in particolare occasioni e per sanare determinate malattie. Egli veniva invocato per scongiurare la lettargia, il morso di bestie velenose o idrofobe e il “ballo di San Vito”. In proposito la leggenda racconta che Vito, da bambino, abbia guarito il figlio di Diocleziano, suo coetaneo, ammalato di epilessia.

Patronato: Danzatori, Epilettici

Etimologia: Vito = forse forte, virile, che ha in sé vita, dal latino

Emblema: Palma

Vito è stato uno dei santi più popolari del medioevo. Ne è testimonianza anche il suo inserimento nel ristretto gruppo dei Ss. Ausiliatori, i quattordici (o quindici, secondo i luoghi) santi, la cui intercessione veniva ritenuta particolarmente efficace, in occasione di malattie o necessità caratteristiche. Com’è forse noto, i quattordici Ss. Ausiliatori erano, in ordine alfabetico, Acacio, Barbara, Biagio, Caterina d’Alessandria, Ciriaco, Cristoforo, Dionigi, Egidio, Erasmo, Eustachio, Giorgio, Margherita, Pantaleone e Vito. S. Vito veniva invocato soprattutto per scongiurare la corea, o ballo di S. Vito, la letargia e il morso di bestie velenose e idrofobe.

La figura di S. Vito è stata avvolta dalla leggenda, che si è concretizzata nella fantasiosa Passione redatta nel secolo VII, ed è ora impossibile distinguere ciò che è soltanto leggendario e ciò che è realmente accaduto, anche se è possibile mettere in guardia da grossolane invenzioni. E’ in questo spirito che gli esperti che hanno redatto il Calendario riformato hanno stilato a proposito del 15 giugno la seguente nota: “La memoria di S. Vito, martire in Lucania, benché antica, viene riservata ai calendari particolari. Modesto e Crescenzia invece sembra siano persone fittizie, i cui nomi sono stati inseriti nel Calendario romano nel sec. XI”.

La leggenda è molto nota: Vito, siciliano di nascita, ad appena sette anni è cristiano convinto e comincia ad operare vari prodigi. Il preside Valeriano ne ordina l’arresto e tenta con lusinghe e minacce di farlo apostatare. Ma a nulla servono neppure gli appassionati appelli di suo padre, pagano accanito. Il piccolo Vito ha infatti al suo fianco, esempio di coraggio e di fedeltà, il proprio pedagogo Modesto e la nutrice Crescenzia. I tre, prodigiosamente liberati da un angelo, possono ritirarsi in Lucania, dove continuano a rendere testimonianza della loro fede con la parola e con i prodigi. La fama di S. Vito giunge fino alle orecchie di Diocleziano, il cui figlio (inventato dalla Passione) è ammalato di epilessia, malattia allora cosi impressionante.

S. Vito, fatto venire a Roma, guarisce il suo coetaneo e per tutta ricompensa viene fatto torturare e gettato nuovamente in carcere. Ma l’angelo lo libera e finalmente, tornato in Lucania, Vito può dare insieme a Modesto e Crescenzia la suprema testimonianza del martirio. Nonostante il rivestimento leggendario, S. Vito, forse non fanciullo nè taumaturgo, continua a stimolare l’impegno cristiano dei tanti Vito italiani, Vite o Guy francesi e Veit tedeschi.

Comments are closed.